Il termine passò poi ad indicare altri fenomeni armonici come il canto degli uccelli, della voce umana o il suono di uno strumento musicale ma ancora senza un confine netto tra cosmo e persona: l'uomo e la sua vita facevano ancora parte di un tutt'uno naturalmente integrato come in un meraviglioso giardino. Non è un caso che la parola "paradiso" indichi proprio uno splendido giardino, dal greco παράδεισος (parádeisos) che traduce il termine ebraico che si riferisce al "giardino [dell'Eden]". Questa parola di origine iranica, partendo dal significato di "recinto", "luogo recintato", indicava quei curatissimi giardini, o meglio parchi cintati, che furono riserve di caccia dei re Assiri.
Fu nella Grecia antica che la parola "suono" divenne φωνή (phōné) e avvenne il distacco tra uomo e cosmo (anche qui si parla di separazione perciò, in qualche modo, di creazione: ogni separazione è una creazione): nacque la musica, da μουσική (musikè) cui è sottinteso il termine τέχνη (tèchné), 'arte delle Muse'. Originariamente non indicava una particolare arte ma comprendeva tutto ciò che riferivasi alle muse, ossia ogni scienza ed arte atta a svegliare l'idea di cosa gradevole e bene ordinata, capace di incantare. Per tutto il medioevo e anche oltre, l'ispirazione venne intuita come qualcosa di misterioso, di semidivino, come rievocano le parole del Sommo Poeta: «O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, qui si parrà la tua nobilitate.» (Inferno, canto II)

