Gli inglesi da comprare
Inviato: dom 4 feb 2024, 12:23
Premetto che questo mio post può essere considerato provocatorio da una buona fetta di iscritti. Mi scuso anticipatamente se dovesse esserlo oltre misura.
Come tantissimi della mia età, i miei gusti musicali si sono sviluppati ed affinati ascoltando la radio. E, come accade tutt'ora, la radio negli anni 70/80 passava - incessantemente direi - ciò che le case discografiche volevano spingere verso il grande pubblico. Le major la facevano da padrone, esattamente come oggi, e in Europa nonché in Italia, le major erano per la maggior parte anglosassoni. Per questo motivo le band inglesi la facevano da padrone, surclassando, non nella qualità ma nella numerosità, la presenza di quelle di altri Paesi, magari lontani come gli Stati Uniti d'America (da qui a fine anni '70 spadroneggiavano più il soul e la disco).
Allo stesso tempo, band o artisti inglesi di caratura superiore non sempre venivano proposti al grande pubblico per via dei loro formati poco compatibili con i tempi delle stazioni radio (suite o jam chilometriche a fronte del classico formato canzone di altri artisti che spesso rientravano nei canonici 3 minuti), oppure a causa del messaggio musicale considerato troppo poco in linea con le mode del momento (chi ha mai sentito l'immenso Nick Drake alla radio faccia un cenno please).
La mia personale libreria musicale (uso il termine libreria con duplice significato perché era lì che venivano stipati i dischi...) era zeppa di band come i Queen, Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, Police, Dire Straits, Rod Stewart e molti altri. Poi negli anni '80 iniziò il fenomeno della "next big thing", ovvero della band che faceva eccitare i ragazzini e che avrebbe dovuto sostituire nell'immaginario collettivo quello che avevano rappresentato i Beatles per le precedenti generazioni. Come per i Beatles, si tornò all fenomeno della band pianificata a tavolino che doveva accontentare le masse e fare i numeri di vendita giusti. Mi vengono in mente i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Culture Club, e tantissimi altri di cui si sono perse - direi fortunatamente - le tracce negli anni a venire. Non mi ricordo sinceramente neanche più i nomi, a dimostrazione della pochezza delle loro proposte musicali.
Per questo motivo noi europei ci siamo persi completamente grandiosi stilemi e correnti musicali come ad esempio tutto il rock tedesco e la musica cosmica degli anni '70, che raggiunse il grande pubblico solo in pochi casi e sicuramente nelle uscite più commerciali (mi ricordo di aver avuto un disco dei Kraftwerk del periodo pop, promosso in TV da questi personaggi bizzarri che si atteggiavano a robot suscitando curiosità ed ilarità talvolta).
Per quanto riguarda il panorama inglese, la palma dei migliori in assoluto a mio avviso va a band come i Van Der Graaf Generator (l'apice del prog inglese insieme ad alcuni album dei King Crimson), i Soft Machine ("The Moon in June" è letteralmente commovente) e tutto il filone denominato Canterbury (Robert Wyatt, Gong, Kevin Ayers etc), qualche anno prima i "veri" Pink Loyd (quelli con Barret), i Family, i Deviants ed i Colosseum (per me tutti una spanna sopra i Beatles...). Tra i cantautori appunto Syd Barrett (che ebbe una brevissima ma intensa carriera solista lontano dai Pink Floyd, poi fu rinchiuso in clinica perché gli scappocciò definitivamente il cervello bruciato dagli acidi), Nick Drake, John Martyn, ed uno sconosciutissimo ai più Kevin Coyne, artista molto sottovalutato ma capace di regalare ai posteri un capolavoro assoluto come "Marjory Razorblade", un doppio album zeppo di ballate blues rock tra le migliori in circolazione, veramente uno dei massimi apici della musica inglese, che invito tutti ad ascoltare. A parte il pezzo introduttivo che da il titolo all'album, che sarebbe piaciuto moltissimo al Capitano Cuordibue, sarete travolti da una marea di fantastici arrangiamenti e da una voce graffiante ma appassionata, quello che il blues ha sempre voluto rappresentare. Ascoltate per credere. Io me lo sono appena accaparrato in vinile, prima stampa inglese pari al nuovo, dopo aver letteralmente consumato il CD (tanto per dire...).
Come tantissimi della mia età, i miei gusti musicali si sono sviluppati ed affinati ascoltando la radio. E, come accade tutt'ora, la radio negli anni 70/80 passava - incessantemente direi - ciò che le case discografiche volevano spingere verso il grande pubblico. Le major la facevano da padrone, esattamente come oggi, e in Europa nonché in Italia, le major erano per la maggior parte anglosassoni. Per questo motivo le band inglesi la facevano da padrone, surclassando, non nella qualità ma nella numerosità, la presenza di quelle di altri Paesi, magari lontani come gli Stati Uniti d'America (da qui a fine anni '70 spadroneggiavano più il soul e la disco).
Allo stesso tempo, band o artisti inglesi di caratura superiore non sempre venivano proposti al grande pubblico per via dei loro formati poco compatibili con i tempi delle stazioni radio (suite o jam chilometriche a fronte del classico formato canzone di altri artisti che spesso rientravano nei canonici 3 minuti), oppure a causa del messaggio musicale considerato troppo poco in linea con le mode del momento (chi ha mai sentito l'immenso Nick Drake alla radio faccia un cenno please).
La mia personale libreria musicale (uso il termine libreria con duplice significato perché era lì che venivano stipati i dischi...) era zeppa di band come i Queen, Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, Police, Dire Straits, Rod Stewart e molti altri. Poi negli anni '80 iniziò il fenomeno della "next big thing", ovvero della band che faceva eccitare i ragazzini e che avrebbe dovuto sostituire nell'immaginario collettivo quello che avevano rappresentato i Beatles per le precedenti generazioni. Come per i Beatles, si tornò all fenomeno della band pianificata a tavolino che doveva accontentare le masse e fare i numeri di vendita giusti. Mi vengono in mente i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Culture Club, e tantissimi altri di cui si sono perse - direi fortunatamente - le tracce negli anni a venire. Non mi ricordo sinceramente neanche più i nomi, a dimostrazione della pochezza delle loro proposte musicali.
Per questo motivo noi europei ci siamo persi completamente grandiosi stilemi e correnti musicali come ad esempio tutto il rock tedesco e la musica cosmica degli anni '70, che raggiunse il grande pubblico solo in pochi casi e sicuramente nelle uscite più commerciali (mi ricordo di aver avuto un disco dei Kraftwerk del periodo pop, promosso in TV da questi personaggi bizzarri che si atteggiavano a robot suscitando curiosità ed ilarità talvolta).
Per quanto riguarda il panorama inglese, la palma dei migliori in assoluto a mio avviso va a band come i Van Der Graaf Generator (l'apice del prog inglese insieme ad alcuni album dei King Crimson), i Soft Machine ("The Moon in June" è letteralmente commovente) e tutto il filone denominato Canterbury (Robert Wyatt, Gong, Kevin Ayers etc), qualche anno prima i "veri" Pink Loyd (quelli con Barret), i Family, i Deviants ed i Colosseum (per me tutti una spanna sopra i Beatles...). Tra i cantautori appunto Syd Barrett (che ebbe una brevissima ma intensa carriera solista lontano dai Pink Floyd, poi fu rinchiuso in clinica perché gli scappocciò definitivamente il cervello bruciato dagli acidi), Nick Drake, John Martyn, ed uno sconosciutissimo ai più Kevin Coyne, artista molto sottovalutato ma capace di regalare ai posteri un capolavoro assoluto come "Marjory Razorblade", un doppio album zeppo di ballate blues rock tra le migliori in circolazione, veramente uno dei massimi apici della musica inglese, che invito tutti ad ascoltare. A parte il pezzo introduttivo che da il titolo all'album, che sarebbe piaciuto moltissimo al Capitano Cuordibue, sarete travolti da una marea di fantastici arrangiamenti e da una voce graffiante ma appassionata, quello che il blues ha sempre voluto rappresentare. Ascoltate per credere. Io me lo sono appena accaparrato in vinile, prima stampa inglese pari al nuovo, dopo aver letteralmente consumato il CD (tanto per dire...).