Peer review

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myfisite
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Peer review

Messaggio: # 22943Messaggio myfisite »

Il cammino della scienza nella storia si è continuamente evoluto e non è passato molto tempo da quando si soleva citare una somma autorità per giustificare una tesi. L'espressione "ipse dixit" compare in Cicerone, il quale, parlando dei pitagorici, ricorda come fossero soliti appunto troncare le dispute affermando che l'aveva detto Pitagora e perciò non poteva essere che vero: "respondere solitos: «Ipse dixit»; «ipse» autem erat Pythagoras".

Nel Medioevo, la somma autorità cui ci si riferisce con la locuzione non è più Pitagora, ma Aristotele: il detto, infatti, è attribuito ad Averroè, il più importante studioso arabo del filosofo. Secondo una sua interpretazione, Aristotele afferma in forma scientifica le stesse verità esposte nel Corano e, pertanto, il pensiero aristotelico non va interpretato ma accettato, perché "ipse dixit".

Ma già nel medioevo cristiano, a torto considerato come la culla del fideismo, Tommaso d'Aquino scriveva: "Locus ab autoritate quae fundatur super ratione humana est infirmissimus" (l'argomento d'autorità, quando si tratta dell'autorità fondata sulla ragione umana, è l'argomento più debole).

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti ed oggi (che siamo molto più bravi) abbiamo la "peer review": un processo di revisione e valutazione critica cui è sottoposto un lavoro o una pubblicazione da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi ha prodotto l'opera. Viene considerata una pratica indispensabile nel mondo della ricerca e dell'università perché permette (o dovrebbe permettere) di discriminare un articolo con fondamenta scientifiche da uno che non ne ha. Questo lavoro viene svolto da revisori protetti dall'anonimato e generalmente privi di qualsiasi conflitto di interesse. Cioè siamo passati dal "l'ha detto lui" (ipse dixit) a "l'hanno controllato" (recognoverunt, notare la scomparsa del soggetto: la scienza che dovrebbe farsi impersonale e oggettiva).

In teoria è tutto molto bello ma, come al solito, la pratica si rivela piuttosto differente. Sono stati pubblicati recentemente diversi lavori (ovviamente peer-reviewed) che analizzano la qualità, la rigorosità e la correttezza di migliaia di articoli pubblicati negli ultimi anni in vari ambiti scientifici rilevando che una percentuale piuttosto alta di essi soffre di gravi errori metodologici o di calcolo e sono perciò inattendibili.

Ma vorrei citarvi in particolare una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association nel 2016 (*) dove si parla di un paper fondamentale del 1967 (**) che stabiliva il ruolo preminente del colesterolo nelle malattie cardiovascolari. Peccato che le cose non stessero proprio così e che quel paper del 1967 (su cui si sarebbe basata la dieta degli americani negli anni seguenti) era "truccato". Intendo dire che gli autori di quel paper si erano "dimenticati" di citare (che sbadati!) i trigliceridi come marker altrettanto importante nonostante fosse già ampiamente noto da studi precedenti. Fra l'altro, di studi che dimostrassero un legame fra l'assunzione di grassi e l'aumento del colesterolo non ve ne erano molti, mentre il legame fra saccarosio e trigliceridi, quello, nei dati, c'era. Ma scomparve "misteriosamente" dalle conclusioni del paper. Il risultato fu che le linee guida alimentari americane puntarono a ridurre del 20% le calorie provenienti da grassi nella dieta degli americani e ad aumentare in pari misura quelle provenienti da carboidrati (incrementando di oltre un terzo il consumo di zucchero) al fine di un miglioramento "formidabile" della salute della popolazione ("with a tremendous improvement in general health"). Ovviamente gli infarti non diminuirono, anzi.

Nota: Gli autori del paper intascarono circa 50.000 dollari (in valore attuale) dalla Sugar Research Foundation per il loro "studio indipendente" che "sbadatamente" ometteva il ruolo degli zuccheri nella dieta.

Morale della favola: la scienza presenta tutti i limiti delle cose umane, oggi come duemila anni fa. Alla fine, un sano scetticismo della ragione basato sull'esperienza ed il buon senso non fa poi così male.


(*) http://jamanetwork.com/journals/jamaint ... L-32280680
(**) https://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NE ... 7272770405
Marco A.
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