Industria della scienza vs. Artigiani della scienza

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myfisite
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Industria della scienza vs. Artigiani della scienza

Messaggio: # 23334Messaggio myfisite »

Premessa necessaria: questo post è volutamente provocatorio perciò deve essere letto "cum grano salis" soprattutto nelle sue parti apparentemente paradossali. Se, nonostante questa premessa, qualcuno si dovesse sentire a disagio nella lettura o, addirittura irritato, posso consigliare di fermarsi un attimo, tirare il fiato e auto-analizzarsi: scoprirebbe che probabilmente è affetto da una forma di fondamentalismo laico. Laico, ma pur sempre di fondamentalismo si tratta.

Andiamo a cominciare. Scrivevo nel mio ultimo editoriale di febbraio sulla "peer review" che sono "stati pubblicati recentemente diversi lavori che analizzano la qualità, la rigorosità e la correttezza di migliaia di articoli rilevando che una percentuale piuttosto alta di essi soffre di gravi errori metodologici o di calcolo e sono perciò inattendibili". Tanto per fare un esempio, il British Medical Journal si spinge ad affermare che tutte le ricerche che riguardano il settore della sanità sono fraudolente fino a prova contraria.

In questi giorni mi sono imbattuto in questo testo di un filosofo recentemente scomparso che illustra uno scenario distopico per introdurre un suo famoso libro di filosofia morale. Il testo è del 1981:

Immaginate che le scienze naturali debbano subire le conseguenze di una catastrofe. L’opinione pubblica incolpa gli scienziati di una serie di disastri ambientali. Accadono sommosse su vasta scala. Laboratori vengono incendiati, fisici linciati, libri e strumenti distrutti. Infine un movimento politico a favore dell'ignoranza prende il potere e riesce ad abolire l’insegnamento scientifico nelle scuole e nelle università, imprigionando e giustiziando gli scienziati superstiti. Più tardi ancora c’è una reazione contro questo movimento distruttivo e persone illuminate cercano di riportare in vita la scienza, pur avendo in larga misura dimenticato che cosa fosse. Non possiedono altro che frammenti: una conoscenza di esperimenti separata da qualsiasi conoscenza del contesto teoretico che conferiva loro un significato; parti di teorie senza legami né con gli altri pezzetti di teoria che essi possiedono, né con gli esperimenti; strumenti il cui uso è stato dimenticato; mezzi capitoli di libri, singole pagine di articoli, non sempre del tutto leggibili perché stracciate e bruciacchiate. Ciononostante, tutti questi frammenti vengono nuovamente composti in un insieme di pratiche che vanno sotto i nomi riesumati di fisica, chimica e biologia. Gli adulti discutono fra loro sui meriti rispettivi delle teorie della relatività, dell'evoluzione e del flogisto, pur avendo di ciascuna soltanto una conoscenza molto parziale. I bambini imparano a memoria le parti superstiti delia tavola periodica degli elementi e recitano come formule magiche alcuni teoremi di Euclide. Nessuno, o quasi nessuno, si rende conto che ciò che stanno facendo non è affatto scienza naturale in qualsiasi accezione legittima del termine. Infatti tutto quello che fanno e che dicono è conforme a certi canoni di coerenza e consistenza e i contesti che sarebbero stati necessari per conferirgli un senso sono stati smarriti, forse per sempre.

Ora mi direte che tutto questo non è mai avvenuto: è solo un racconto distopico. Invece io credo che questa catastrofe delle scienze sia realmente avvenuta. Ma non per colpa di sommosse su vasta scala ma in silenzio, dietro le quinte: per opera delle multinazionali dell'industria e della finanza globale (e direi, talvolta anche scientemente). Ma il risultato finale è il medesimo: "Nessuno, o quasi nessuno, si rende conto che ciò che stanno facendo non è affatto scienza naturale in qualsiasi accezione legittima del termine."

Negli ultimi anni direi che "l'industria della scienza" si stia spesso muovendo su binari morti, pericolosi, ciechi, con il motore inceppato. E che al contrario le nuove vie sono talvolta aperte dagli "artigiani della scienza", quelli che fanno ricerca su piccola scala senza secondi fini ma per il puro piacere della scoperta: un po' come il "nostro" laboratorio Linear Transfer. Devo ammettere che, con l'età, la mia simpatia va sempre più a quelli che, come i "grundighisti", vengono facilmente apostrofati (per screditarli) come "sette", "terrapiattisti", "complottisti". Troppo spesso infatti, alla fine, hanno ragione loro.

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Marco A.
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