Vorrei parlarvi di questa sempre più rara categoria di persone che tra gli appassionati audio appartengono a quelli che pongono le proprie impressioni di ascolto al di sopra di qualunque altro dato valutativo.
Abbiamo almeno cinque categorie di persone tra quelli che si definiscono appassionati di “Alta Fedeltà”:
1) chi compone un sistema audio guardando con occhio prioritario alle prestazioni strumentali misurabili e magari sceglie il diffusore che ha i 20Hz a -3dB in camera anecoica…ignorando totalmente il fatto che poi in ambiente avrà una matematica esaltazione della gamma bassa. Tra questi si trovano anche coloro che scelgono un amplificatore in base a quanto verticale è la sua caratteristica di carico limite.
2) chi compone un sistema audio esclusivamente in funzione dell’estetica (anche se vuole fare spesso intendere che la ragione sia diversa). Tra questi rientrano frequentemente anche coloro che ostentano opulenza nelle loro scelte.
3) chi compone un sistema audio per alzare il volume e stupire gli amici perché si raggiungono i 130dB facendo atterrare in sala l’elicottero di “the wall” (con gli amici che per non voler sembrare scortesi si trattengono dal dire: “abbassa che mi sfondi i timpani!”)
4) chi compone un sistema audio semplicemente perché ama la musica ma senza attribuire ad esso alcuna importanza: è il caso della stragrande maggioranza dei giovani d’oggi che ascoltano magari con le cuffiette utilizzando uno smartphone e a casa a volte hanno un sistema minimale senza alcuna pretesa.
5) chi compone un sistema audio perché ama la musica e ne cerca quell’intima espressività che molto di rado esce da un impianto stereofonico. Chi è appassionato di sonorità proprio non digerisce ascoltare un Ray Charles o un Bob Dylan o un pianoforte o un violoncello (etc etc…) riprodotti con l’espressività “piatta” di un robot e comprende che la ricchezza artistica di alcuni autori si apprezza nella sua interezza solo a fronte della capacità di riprodurre quelle armonie e quell’infinità di piccole sfumature (nel rispetto della prospettiva) che contribuiscono a trasmettere le emozioni che loro sono riusciti ad esprimere e che sono (molto più frequentemente di quanto si immagini) incise sui dischi. L’appassionato di sonorità vede l’impianto solo come un mezzo per raggiungere il fine dell’emozione all’ascolto della musica e se ne frega di tutto il resto.
Come è ovvio (dal momento che nessuno di noi è “a compartimenti stagni”) ci si può riconoscere anche su più di uno dei suddetti punti, ma ciascuno ne ha uno solo come prioritario nelle proprie scelte.
Bene, a quanto mi è dato vedere come “evoluzione” di questo settore negli anni, pur a fronte di un numero assoluto di appassionati in lento ma continuo calo, una qualità sempre più ricercata tra chi investe è riservata all’estetica tant’è che il mercato è sempre più monopolizzato da marchi che investono prioritariamente sull’estetica. Ad esempio, prodotti come i diffusori Dunlavy con feltro a vista sarebbero ad oggi probabilmente invendibili ai più. Non a caso chi ha recentemente “resuscitato” questo marchio ha cercato in tutti i modi di evitare il feltro a vista (…evitando al contempo di pubblicare rilievi strumentali che non sarebbero stati più quelli di un tempo…).
Viviamo in un periodo storico in cui è frequente riempirsi la bocca sui vantaggi misurabili dell’ultima unità di conversione ad alta definizione...vantaggi che sono di ordini di grandezza inferiori a quanto l’orecchio umano sia in grado di udire (vedi il test fattibile autonomamente sul sito Klippel di cui abbiamo più volte parlato su questo sito per testare la nostra sensibilità alle distorsioni) ma è sufficiente percepire una differenza e subito si pensa che sia in relazione positiva con tale progresso tecnologico. Peccato che differenze sensibili esistano anche tra apparecchi con la stessa identica unità di conversione…ma su questo (interessantissimo) aspetto non ci si sofferma…chissà perché.
NESSUNO sottolinea il fatto che l’orecchio usualmente sente con chiarezza differenze che purtroppo nessuna misura strumentale ha ancora evidenziato neppure con una minima correlazione rispetto all’ascolto. Anche un vetusto cd a 14bit con quadruplo oversampling se progettato telaisticamente in modo consapevole è enormemente più musicale e rivelatore di qualunque oggetto high resolution che presenti un telaio convenzionale (sono decenni che lo dico e non ho alcun problema a dimostrarlo a confronto diretto con qualunque apparecchio mi si porti) ma servono persone appassionate di sonorità per rendersene conto (e inoltre serve inserirlo in una catena di sufficiente trasparenza perché basta un altro elemento della catena che appiattisca il suono ed è facile prendere lucciole per lanterne).
Si vuole far credere sulle varie riviste che solo spendendo altissime cifre si raggiunge la qualità…quindi chi è giovane non viene certo incentivato ad appassionarsi dell’argomento.
L’argomento "sonorità" è complesso e come al solito quando si sfocia nel commercio si tende ad un appiattimento semplificativo: “più costa meglio va!”.
Fandonie.
La verità è che in questo settore neppure pagando cifre assurde si può raggiungere adeguata soddisfazione all'ascolto. Se non si conosce dove sta un problema neppure con tutto l'oro del mondo lo si risolve.
Solo ora (dopo quasi quarant'anni in cui il sottoscritto denuncia la fondamentale influenza dei telai sul suono) un costruttore asiatico (Soulnote) si interessa dei problemi telaistici mettendo in atto nelle sue elettroniche soluzioni telaistiche primordiali (...che personalmente utilizzavo trent'anni fa) che fanno comunque una loro differenza sul suono.
NESSUNO però pensa che soluzioni avanzatissime sotto questo punto di vista siano state raggiunte da un marchio tedesco (snobbato dall'hifi) negli anni 70.
Forse dovrebbe dirlo qualche asiatico, qualche americano o qualche inglese perchè l'italiano medio ci creda...( lo stesso italiano medio che si fa perculare con prodotti carissimi di marca che non sono in grado di riprodurre fedelmente una singola nota), ma se lo dice invece un italiano questo DEVE essere fuori di testa!
Un mondo al contrario: la verità non viene creduta mentre le fandonie quando sono ripetute da più persone diventano oro.
La rubrica “SENZA SCADENZA” che sto curando su AudioReview per quanto possa essere discretamente seguita credo purtroppo possa essere compresa solo da poche persone per quanto riguarda il carattere rivoluzionario su cui si fonda. Questo perché sono sempre meno le persone che sono in primis “appassionate di sonorità” e se ne fregano di tutto il resto.
Potremmo iscrivere “l’appassionato di sonorità” tra le specie in via di estinzione.
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Re: Appassionati di sonorità
Sposto l'attenzione su questo dettaglio, per raccontarvi un dettaglio che mi ha incuriosito in questi giorni.M.Ambrosini ha scritto: ven 11 set 2026, 6:35...un costruttore asiatico (Soulnote) si interessa dei problemi telaistici mettendo in atto nelle sue elettroniche soluzioni telaistiche primordiali...
Ho avuto modo di vedere un amplificatore Marantz prodotto per qualche anno a partire dal 1999, e non ho potuto fare a meno di notare alcuni dettagli interessanti, che non sembrano messi lì per caso.
Vi riporto il dettaglio più vistoso attraverso una foto: i componenti cerchiati di rosso non si muovono se toccati, mentre quelli cerchiati in verde si muovono eccome, proprio come accade in alcuni dettagli di certi Grundig (avete presente i vetrini degli indicatori luminosi degli Studio 2220?)
Non ho avuto modo di ascoltarlo: sono abbastanza convinto che non suoni un granché, tuttavia non è la prima volta che qualche apparecchio Marantz mostra dettagli curiosi. Dopotutto, Marantz era proprietà di Philips nel periodo in cui essa partecipava delle azioni Grundig.
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Alessio