Grundig & Dunlavy Audio Labs

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M.Ambrosini
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Grundig & Dunlavy Audio Labs

Messaggio: # 24202Messaggio M.Ambrosini »

Cosa avevano in comune ?
Grundig, a quanto mi è dato conoscere, fu l’unico marchio ad individuare e trattare consapevolmente i problemi telaistici parassiti da cui dipende in larga misura la sonorità di un apparecchio e per tale motivo fu l’unico marchio nella storia ad avere proposto intere serie di apparecchi che presentavano differenze sonore irrisorie tra i diversi modelli (dal 1974 fino al 1984-85 quando cambiò la proprietà del marchio). Nessuno comprese all'epoca che l'equipe di progettazione in campo audio stava immettendo sul mercato prodotti che erano rivoluzionari a fronte di un lavoro di ricerca immane finalizzato alla massima fedeltà di riproduzione. Gli appassionati frequentavano negozi in cui non erano in vendita i Grundig (che si trovavano solo in negozi fidelizzati momomarca) e quindi (come prima regola del commercio) nessun rivenditore parlerebbe bene di ciò che non ha da vendere. Se a ciò si aggiunge che le riviste spingevano molto sulla composizione di impianti con l'utilizzo di apparecchi tutti di marchi diversi direi che Grundig era totalmente "fuori moda" .
Troppo affinchè qualcuno oltrepassasse il muro di gomma del condizionamento per varcare la soglia di quei negozi monomarca e provare semplicemente ad ascoltare questi apparecchi nel modo in cui dovevano essere ascoltati.
Troppo per l'appassionato sempre pieno di certezze non in discussione che subisce l'imprinting delle mode del periodo in cui si trova a vivere.
Eppure in Germania ne hanno venduti molti di Grundig se ancora oggi se ne trovano per cui forse non proprio tutti hanno seguito l’onda della moda ma più di qualche tedesco potrebbe avere inteso di quale qualità effettiva fossero questi prodotti.
Sui Dunlavy Audio Lab, ovvero su quelli che sono potenzialmente per chi vi scrive i migliori diffusori posti in commercio che ho ascoltato in vita mia, in Italia manco sono stati pubblicizzati dall’importatore dell’epoca (lo stesso che importava Duntech…a cui forse conveniva di più vendere questo marchio australiano) al punto che pressoché nessuno nel Belpaese conosce neppure il marchio DAL, incluse le riviste specializzate.
Avevano un "difetto": con la loro trasparenza evidenziavano tutte le magagne delle elettroniche a monte…ma che fossero prodotti eccezionali almeno su Stereophile (rivista on line americana) se ne accorsero sia a fronte di dati strumentali più unici che rari che all'ascolto. In Europa ebbero comunque una distribuzione di molto inferiore rispetto a quella degli States.
Ed in Italia…il nulla.

Non è facile NON azzeccarne due su due. Chi vogliamo convincere con il nostrano detto "cca nisciuno è fesso"? Forse noi stessi per evitare di rendercene conto di esserlo (fessi) ? Anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno…

E’ un po’ come se Sinner ed Alcaraz fossero stati relegati al torneo di tennis della parrocchia perché chi doveva giudicarli era troppo impegnato a giudicare “tennisti seri”…
Per fortuna almeno nello sport (e nel tennis soprattutto) i confronti si fanno ed emerge semplicemente il migliore.
IMPOSSIBILE invece che ciò avvenga nell’hifi…non tanto perché i confronti sarebbero tremendamente falsati dai condizionamenti sui marchi e sui costi ma ancor più perché…ci si rifiuta a priori di farli.

Conoscete forse altri in Italia che organizzano meeting di ascolto in cui ciascuno può portare ciò che vuole da porre a confronto diretto con quanto presente? Eppure se l'appassionato fosse effettivamente motivato dalla verifica di come suonano i vari apparecchi, dovrebbero proliferare questi incontri.
Invece personalmente non ne conosco altri (certo molti costruttori e distributori organizzano ascolti dimostrativi dei loro impianti ma senza permettere confronti con altro in tali occasioni).

Da appassionati quando si sono già spese decina di migliaia di euro per un prodotto NON SI VUOLE che qualcuno ci possa fare venire dubbi sulla validità di tale prodotto. Non è un caso che i prodotti costosi portati dai partecipanti ai nostri meeting siano sempre stati portati da chi li aveva già messi da parte in luogo di un Grundig o di un LT. Il coraggio di mettersi in gioco diminuisce in proporzione diretta agli importi investiti…meglio raccontare a se stessi la favola che gli apparecchi che abbiamo in casa sono troppo migliori di certa “immondizia” e si risolve con un bel sorrisino snob brillantemente il problema. Rimanendo a sguazzare felici nella propria ottusità.

Per quanto riguarda le elettroniche sappiamo che ancora è latitante una misura strumentale che permetta una adeguata correlazione con l’ascolto ma almeno per quanto riguarda i diffusori tale misura c’è…basta osservare la risposta al gradino di tensione associata alla risposta in frequenza e fase di un sistema di altoparlanti per avere una correlazione notevole con quanto si ascolta realmente.
Eppure l'appassionato odierno è attratto da altro.
Da noi qualunque prodotto che costi un botto e sia bello e appariscente da vedere (oltre a comportare un adeguato margine al rivenditore/importatore nonché al pusher “grande amicone” di tutti che lo propone su social ad alta partecipazione) viene a trovare un suo acquirente. L’importante è la presentazione che deve essere d’effetto…mitologica…ed il costo...molto alto per risultare credibile...poi gli apparecchi possono valere (ed è ciò che mediamente capita) anche nulla dal punto di vista sonoro che a nessuno importa. Dopo qualche tempo buona parte di questi finiscono ad ingrossare le sempre più corpose paginate di usato invendibile dei pochi grandi negozi rimasti.

Non mi sovviene un altro settore commerciale che più di questo riesca a stupire un osservatore esterno sul come sia possibile coltivare l’ottusità.

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Massimo
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