Appassionati di sonorità
- M.Ambrosini
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Appassionati di sonorità
Vorrei parlarvi di questa sempre più rara categoria di persone che tra gli appassionati audio appartengono a quelli che pongono le proprie impressioni di ascolto al di sopra di qualunque altro dato valutativo.
Abbiamo almeno cinque categorie di persone tra quelli che si definiscono appassionati di “Alta Fedeltà”:
1) chi compone un sistema audio guardando con occhio prioritario alle prestazioni strumentali misurabili e magari sceglie il diffusore che ha i 20Hz a -3dB in camera anecoica…ignorando totalmente il fatto che poi in ambiente avrà una matematica esaltazione della gamma bassa. Tra questi si trovano anche coloro che scelgono un amplificatore in base a quanto verticale è la sua caratteristica di carico limite.
2) chi compone un sistema audio esclusivamente in funzione dell’estetica (anche se vuole fare spesso intendere che la ragione sia diversa). Tra questi rientrano frequentemente anche coloro che ostentano opulenza nelle loro scelte.
3) chi compone un sistema audio per alzare il volume e stupire gli amici perché si raggiungono i 130dB facendo atterrare in sala l’elicottero di “the wall” (con gli amici che per non voler sembrare scortesi si trattengono dal dire: “abbassa che mi sfondi i timpani!”)
4) chi compone un sistema audio semplicemente perché ama la musica ma senza attribuire ad esso alcuna importanza: è il caso della stragrande maggioranza dei giovani d’oggi che ascoltano magari con le cuffiette utilizzando uno smartphone e a casa a volte hanno un sistema minimale senza alcuna pretesa.
5) chi compone un sistema audio perché ama la musica e ne cerca quell’intima espressività che molto di rado esce da un impianto stereofonico. Chi è appassionato di sonorità proprio non digerisce ascoltare un Ray Charles o un Bob Dylan o un pianoforte o un violoncello (etc etc…) riprodotti con l’espressività “piatta” di un robot e comprende che la ricchezza artistica di alcuni autori si apprezza nella sua interezza solo a fronte della capacità di riprodurre quelle armonie e quell’infinità di piccole sfumature (nel rispetto della prospettiva) che contribuiscono a trasmettere le emozioni che loro sono riusciti ad esprimere e che sono (molto più frequentemente di quanto si immagini) incise sui dischi. L’appassionato di sonorità vede l’impianto solo come un mezzo per raggiungere il fine dell’emozione all’ascolto della musica e se ne frega di tutto il resto.
Come è ovvio (dal momento che nessuno di noi è “a compartimenti stagni”) ci si può riconoscere anche su più di uno dei suddetti punti, ma ciascuno ne ha uno solo come prioritario nelle proprie scelte.
Bene, a quanto mi è dato vedere come “evoluzione” di questo settore negli anni, pur a fronte di un numero assoluto di appassionati in lento ma continuo calo, una qualità sempre più ricercata tra chi investe è riservata all’estetica tant’è che il mercato è sempre più monopolizzato da marchi che investono prioritariamente sull’estetica. Ad esempio, prodotti come i diffusori Dunlavy con feltro a vista sarebbero ad oggi probabilmente invendibili ai più. Non a caso chi ha recentemente “resuscitato” questo marchio ha cercato in tutti i modi di evitare il feltro a vista (…evitando al contempo di pubblicare rilievi strumentali che non sarebbero stati più quelli di un tempo…).
Viviamo in un periodo storico in cui è frequente riempirsi la bocca sui vantaggi misurabili dell’ultima unità di conversione ad alta definizione...vantaggi che sono di ordini di grandezza inferiori a quanto l’orecchio umano sia in grado di udire (vedi il test fattibile autonomamente sul sito Klippel di cui abbiamo più volte parlato su questo sito per testare la nostra sensibilità alle distorsioni) ma è sufficiente percepire una differenza e subito si pensa che sia in relazione positiva con tale progresso tecnologico. Peccato che differenze sensibili esistano anche tra apparecchi con la stessa identica unità di conversione…ma su questo (interessantissimo) aspetto non ci si sofferma…chissà perché.
NESSUNO sottolinea il fatto che l’orecchio usualmente sente con chiarezza differenze che purtroppo nessuna misura strumentale ha ancora evidenziato neppure con una minima correlazione rispetto all’ascolto. Anche un vetusto cd a 14bit con quadruplo oversampling se progettato telaisticamente in modo consapevole è enormemente più musicale e rivelatore di qualunque oggetto high resolution che presenti un telaio convenzionale (sono decenni che lo dico e non ho alcun problema a dimostrarlo a confronto diretto con qualunque apparecchio mi si porti) ma servono persone appassionate di sonorità per rendersene conto (e inoltre serve inserirlo in una catena di sufficiente trasparenza perché basta un altro elemento della catena che appiattisca il suono ed è facile prendere lucciole per lanterne).
Si vuole far credere sulle varie riviste che solo spendendo altissime cifre si raggiunge la qualità…quindi chi è giovane non viene certo incentivato ad appassionarsi dell’argomento.
L’argomento "sonorità" è complesso e come al solito quando si sfocia nel commercio si tende ad un appiattimento semplificativo: “più costa meglio va!”.
Fandonie.
La verità è che in questo settore neppure pagando cifre assurde si può raggiungere adeguata soddisfazione all'ascolto. Se non si conosce dove sta un problema neppure con tutto l'oro del mondo lo si risolve.
Solo ora (dopo quasi quarant'anni in cui il sottoscritto denuncia la fondamentale influenza dei telai sul suono) un costruttore asiatico (Soulnote) si interessa dei problemi telaistici mettendo in atto nelle sue elettroniche soluzioni telaistiche primordiali (...che personalmente utilizzavo trent'anni fa) che fanno comunque una loro differenza sul suono.
NESSUNO però pensa che soluzioni avanzatissime sotto questo punto di vista siano state raggiunte da un marchio tedesco (snobbato dall'hifi) negli anni 70.
Forse dovrebbe dirlo qualche asiatico, qualche americano o qualche inglese perchè l'italiano medio ci creda...( lo stesso italiano medio che si fa perculare con prodotti carissimi di marca che non sono in grado di riprodurre fedelmente una singola nota), ma se lo dice invece un italiano questo DEVE essere fuori di testa!
Un mondo al contrario: la verità non viene creduta mentre le fandonie quando sono ripetute da più persone diventano oro.
La rubrica “SENZA SCADENZA” che sto curando su AudioReview per quanto possa essere discretamente seguita credo purtroppo possa essere compresa solo da poche persone per quanto riguarda il carattere rivoluzionario su cui si fonda. Questo perché sono sempre meno le persone che sono in primis “appassionate di sonorità” e se ne fregano di tutto il resto.
Potremmo iscrivere “l’appassionato di sonorità” tra le specie in via di estinzione.
Abbiamo almeno cinque categorie di persone tra quelli che si definiscono appassionati di “Alta Fedeltà”:
1) chi compone un sistema audio guardando con occhio prioritario alle prestazioni strumentali misurabili e magari sceglie il diffusore che ha i 20Hz a -3dB in camera anecoica…ignorando totalmente il fatto che poi in ambiente avrà una matematica esaltazione della gamma bassa. Tra questi si trovano anche coloro che scelgono un amplificatore in base a quanto verticale è la sua caratteristica di carico limite.
2) chi compone un sistema audio esclusivamente in funzione dell’estetica (anche se vuole fare spesso intendere che la ragione sia diversa). Tra questi rientrano frequentemente anche coloro che ostentano opulenza nelle loro scelte.
3) chi compone un sistema audio per alzare il volume e stupire gli amici perché si raggiungono i 130dB facendo atterrare in sala l’elicottero di “the wall” (con gli amici che per non voler sembrare scortesi si trattengono dal dire: “abbassa che mi sfondi i timpani!”)
4) chi compone un sistema audio semplicemente perché ama la musica ma senza attribuire ad esso alcuna importanza: è il caso della stragrande maggioranza dei giovani d’oggi che ascoltano magari con le cuffiette utilizzando uno smartphone e a casa a volte hanno un sistema minimale senza alcuna pretesa.
5) chi compone un sistema audio perché ama la musica e ne cerca quell’intima espressività che molto di rado esce da un impianto stereofonico. Chi è appassionato di sonorità proprio non digerisce ascoltare un Ray Charles o un Bob Dylan o un pianoforte o un violoncello (etc etc…) riprodotti con l’espressività “piatta” di un robot e comprende che la ricchezza artistica di alcuni autori si apprezza nella sua interezza solo a fronte della capacità di riprodurre quelle armonie e quell’infinità di piccole sfumature (nel rispetto della prospettiva) che contribuiscono a trasmettere le emozioni che loro sono riusciti ad esprimere e che sono (molto più frequentemente di quanto si immagini) incise sui dischi. L’appassionato di sonorità vede l’impianto solo come un mezzo per raggiungere il fine dell’emozione all’ascolto della musica e se ne frega di tutto il resto.
Come è ovvio (dal momento che nessuno di noi è “a compartimenti stagni”) ci si può riconoscere anche su più di uno dei suddetti punti, ma ciascuno ne ha uno solo come prioritario nelle proprie scelte.
Bene, a quanto mi è dato vedere come “evoluzione” di questo settore negli anni, pur a fronte di un numero assoluto di appassionati in lento ma continuo calo, una qualità sempre più ricercata tra chi investe è riservata all’estetica tant’è che il mercato è sempre più monopolizzato da marchi che investono prioritariamente sull’estetica. Ad esempio, prodotti come i diffusori Dunlavy con feltro a vista sarebbero ad oggi probabilmente invendibili ai più. Non a caso chi ha recentemente “resuscitato” questo marchio ha cercato in tutti i modi di evitare il feltro a vista (…evitando al contempo di pubblicare rilievi strumentali che non sarebbero stati più quelli di un tempo…).
Viviamo in un periodo storico in cui è frequente riempirsi la bocca sui vantaggi misurabili dell’ultima unità di conversione ad alta definizione...vantaggi che sono di ordini di grandezza inferiori a quanto l’orecchio umano sia in grado di udire (vedi il test fattibile autonomamente sul sito Klippel di cui abbiamo più volte parlato su questo sito per testare la nostra sensibilità alle distorsioni) ma è sufficiente percepire una differenza e subito si pensa che sia in relazione positiva con tale progresso tecnologico. Peccato che differenze sensibili esistano anche tra apparecchi con la stessa identica unità di conversione…ma su questo (interessantissimo) aspetto non ci si sofferma…chissà perché.
NESSUNO sottolinea il fatto che l’orecchio usualmente sente con chiarezza differenze che purtroppo nessuna misura strumentale ha ancora evidenziato neppure con una minima correlazione rispetto all’ascolto. Anche un vetusto cd a 14bit con quadruplo oversampling se progettato telaisticamente in modo consapevole è enormemente più musicale e rivelatore di qualunque oggetto high resolution che presenti un telaio convenzionale (sono decenni che lo dico e non ho alcun problema a dimostrarlo a confronto diretto con qualunque apparecchio mi si porti) ma servono persone appassionate di sonorità per rendersene conto (e inoltre serve inserirlo in una catena di sufficiente trasparenza perché basta un altro elemento della catena che appiattisca il suono ed è facile prendere lucciole per lanterne).
Si vuole far credere sulle varie riviste che solo spendendo altissime cifre si raggiunge la qualità…quindi chi è giovane non viene certo incentivato ad appassionarsi dell’argomento.
L’argomento "sonorità" è complesso e come al solito quando si sfocia nel commercio si tende ad un appiattimento semplificativo: “più costa meglio va!”.
Fandonie.
La verità è che in questo settore neppure pagando cifre assurde si può raggiungere adeguata soddisfazione all'ascolto. Se non si conosce dove sta un problema neppure con tutto l'oro del mondo lo si risolve.
Solo ora (dopo quasi quarant'anni in cui il sottoscritto denuncia la fondamentale influenza dei telai sul suono) un costruttore asiatico (Soulnote) si interessa dei problemi telaistici mettendo in atto nelle sue elettroniche soluzioni telaistiche primordiali (...che personalmente utilizzavo trent'anni fa) che fanno comunque una loro differenza sul suono.
NESSUNO però pensa che soluzioni avanzatissime sotto questo punto di vista siano state raggiunte da un marchio tedesco (snobbato dall'hifi) negli anni 70.
Forse dovrebbe dirlo qualche asiatico, qualche americano o qualche inglese perchè l'italiano medio ci creda...( lo stesso italiano medio che si fa perculare con prodotti carissimi di marca che non sono in grado di riprodurre fedelmente una singola nota), ma se lo dice invece un italiano questo DEVE essere fuori di testa!
Un mondo al contrario: la verità non viene creduta mentre le fandonie quando sono ripetute da più persone diventano oro.
La rubrica “SENZA SCADENZA” che sto curando su AudioReview per quanto possa essere discretamente seguita credo purtroppo possa essere compresa solo da poche persone per quanto riguarda il carattere rivoluzionario su cui si fonda. Questo perché sono sempre meno le persone che sono in primis “appassionate di sonorità” e se ne fregano di tutto il resto.
Potremmo iscrivere “l’appassionato di sonorità” tra le specie in via di estinzione.
Massimo
- fantabaffo
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Re: Appassionati di sonorità
Sposto l'attenzione su questo dettaglio, per raccontarvi un dettaglio che mi ha incuriosito in questi giorni.M.Ambrosini ha scritto: ven 11 set 2026, 6:35...un costruttore asiatico (Soulnote) si interessa dei problemi telaistici mettendo in atto nelle sue elettroniche soluzioni telaistiche primordiali...
Ho avuto modo di vedere un amplificatore Marantz prodotto per qualche anno a partire dal 1999, e non ho potuto fare a meno di notare alcuni dettagli interessanti, che non sembrano messi lì per caso.
Vi riporto il dettaglio più vistoso attraverso una foto: i componenti cerchiati di rosso non si muovono se toccati, mentre quelli cerchiati in verde si muovono eccome, proprio come accade in alcuni dettagli di certi Grundig (avete presente i vetrini degli indicatori luminosi degli Studio 2220?)
Non ho avuto modo di ascoltarlo: sono abbastanza convinto che non suoni un granché, tuttavia non è la prima volta che qualche apparecchio Marantz mostra dettagli curiosi. Dopotutto, Marantz era proprietà di Philips nel periodo in cui essa partecipava delle azioni Grundig.
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Alessio
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
Trovo una contraddizione in questo discorso: noi siamo audiofili, siamo precisamente appassionati di apparecchi per riprodurre la musica. È questa perversione che ci ha condotti qui. Se fossimo solo appassionati di musica saremmo melomani, concertomani, musicofili o musicisti.. e anche a quel punto probabilmente il feticcio cambierebbe solo veste: il disco raro prima stampa, il cimelio del concerto, la “reliquia” dell’artista o lo strumento musicale vintage, se non il biglietto comprato solo per FOMO. La parafilia è molto più comune di quanto pensiamo.
Cosa ci ha trascinato nell' audiofilia? Probabilmente – nel mio caso certamente – le vetrine degli anni ‘80, i cataloghi, le pubblicità, le riviste, gli amici, i vu-meter. Poi uno cresce e cambia punto di vista, ma temo che l’amore per la musica in quanto tale sia stato il fattore meno importante. Ricordiamoci che la musica incisa è stata per molti anni un prodotto massicciamente sponsorizzato dall’industria discografica per vendere supporti ed elettronica ancillare; Radio, TV, cinema, giornali ne erano pervasi.
Ammettiamo per un momento che la musica sia oggi un aspetto della vita come tanti, come la partitella di calcetto, la pizza del sabato o il sudoku, cioè nulla di viscerale o di capitale importanza — “sromanticizziamo’ il discorso, se così si può dire: gli apparecchi Hi-Fi sono tecnologia di consumo. Tali e quali a televisori, smartphone, lavastoviglie o consolle ludiche. Venute meno la pressione mediatica e la popolarità, il sex appeal dell’hi-fi, con tutti i fattori che ho menzionato, è bello che morto da un pezzo, letteralmente liquefatto.
Un ragazzo inondato dalla tecnologia di consumo odierna e viziato da un mondo fasullo dove ogni sei mesi esiste una innovazione mostruosa (nuove funzionalità, nuovi contenuti, nuove versioni, nuove possibilità) con canoni estetici sempre più stringenti, che non possiede niente che abbia più di 5 anni e non sia vecchio, obsoleto o rotto… Ma quando mai può trovare il tempo di dedicare sufficiente attenzione alla musica e agli apparecchi per riprodurla? E quando mai gliene fregherà qualcosa? Il massimo a cui può aspirare è l’ “Elevator music”, la musica di sottofondo ascoltata col compattone bluetooth Bose.
Si perde delle emozioni che nemmeno sa di poter provare.
Oggi è così scontata la cura estetica estrema che non sorprende sia il fattore principale di vendita di qualsiasi manufatto (accade perfino col software) e le conoscenze per mettere in dubbio la proporzionalità tra valore e prezzo sono disciolte in un mare di informazioni conformiste, confortanti e generiche.
“Suona strano” che degli audiofili sostengano che l’aspetto più importante dell'impianto è ascoltare bene la musica, è come se un appassionato di auto sportive dicesse che l’importante è andare veloce, è l’ebbrezza della velocità, non il mezzo con cui la raggiungi… sognando (o magari avendo) la Lamborghini in garage. Il fascino di un’auto sportiva, non la funzione, ne determina la desiderabilità e dunque il prezzo. Anche se un V35 suona meglio di un pre e finale a valvole, non li rimpiazzerà mai sull’altare di un vero audiofilo.
Nel nostro microcosmo “grundighista”, la realtà è difficile da accettare: si parte da “non esiste una misura attendibile di fedeltà di riproduzione”, si passa per “l'interfacciamento con il telaio conta più dei componenti”, e si arriva a
““nessun costruttore ci ha capito una mazza, l’unico modo per ascoltare bene è usare pezzi di antiquariato brutti, economici e vecchi di 50 anni”.. mica uno scintillante McIntosh nuovo di pacca!
.. nessuna sorpresa che siamo una specie in via di estinzione.
Cosa ci ha trascinato nell' audiofilia? Probabilmente – nel mio caso certamente – le vetrine degli anni ‘80, i cataloghi, le pubblicità, le riviste, gli amici, i vu-meter. Poi uno cresce e cambia punto di vista, ma temo che l’amore per la musica in quanto tale sia stato il fattore meno importante. Ricordiamoci che la musica incisa è stata per molti anni un prodotto massicciamente sponsorizzato dall’industria discografica per vendere supporti ed elettronica ancillare; Radio, TV, cinema, giornali ne erano pervasi.
Ammettiamo per un momento che la musica sia oggi un aspetto della vita come tanti, come la partitella di calcetto, la pizza del sabato o il sudoku, cioè nulla di viscerale o di capitale importanza — “sromanticizziamo’ il discorso, se così si può dire: gli apparecchi Hi-Fi sono tecnologia di consumo. Tali e quali a televisori, smartphone, lavastoviglie o consolle ludiche. Venute meno la pressione mediatica e la popolarità, il sex appeal dell’hi-fi, con tutti i fattori che ho menzionato, è bello che morto da un pezzo, letteralmente liquefatto.
Un ragazzo inondato dalla tecnologia di consumo odierna e viziato da un mondo fasullo dove ogni sei mesi esiste una innovazione mostruosa (nuove funzionalità, nuovi contenuti, nuove versioni, nuove possibilità) con canoni estetici sempre più stringenti, che non possiede niente che abbia più di 5 anni e non sia vecchio, obsoleto o rotto… Ma quando mai può trovare il tempo di dedicare sufficiente attenzione alla musica e agli apparecchi per riprodurla? E quando mai gliene fregherà qualcosa? Il massimo a cui può aspirare è l’ “Elevator music”, la musica di sottofondo ascoltata col compattone bluetooth Bose.
Si perde delle emozioni che nemmeno sa di poter provare.
Oggi è così scontata la cura estetica estrema che non sorprende sia il fattore principale di vendita di qualsiasi manufatto (accade perfino col software) e le conoscenze per mettere in dubbio la proporzionalità tra valore e prezzo sono disciolte in un mare di informazioni conformiste, confortanti e generiche.
“Suona strano” che degli audiofili sostengano che l’aspetto più importante dell'impianto è ascoltare bene la musica, è come se un appassionato di auto sportive dicesse che l’importante è andare veloce, è l’ebbrezza della velocità, non il mezzo con cui la raggiungi… sognando (o magari avendo) la Lamborghini in garage. Il fascino di un’auto sportiva, non la funzione, ne determina la desiderabilità e dunque il prezzo. Anche se un V35 suona meglio di un pre e finale a valvole, non li rimpiazzerà mai sull’altare di un vero audiofilo.
Nel nostro microcosmo “grundighista”, la realtà è difficile da accettare: si parte da “non esiste una misura attendibile di fedeltà di riproduzione”, si passa per “l'interfacciamento con il telaio conta più dei componenti”, e si arriva a
““nessun costruttore ci ha capito una mazza, l’unico modo per ascoltare bene è usare pezzi di antiquariato brutti, economici e vecchi di 50 anni”.. mica uno scintillante McIntosh nuovo di pacca!
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Re: Appassionati di sonorità
Mi sono permesso di collegare due periodi del tuo discorso che spiegano ciò che alla fine ci accomuna tutti su questo forum: la passione per la sonorità!cicciobomba ha scritto: gio 24 set 2026, 18:19 Trovo una contraddizione in questo discorso: noi siamo audiofili, siamo precisamente appassionati di apparecchi per riprodurre la musica. È questa perversione che ci ha condotti qui. Cosa ci ha trascinato nell' audiofilia? Probabilmente – nel mio caso certamente – le vetrine degli anni ‘80, i cataloghi, le pubblicità, le riviste, gli amici, i vu-meter. Poi uno cresce e cambia punto di vista, ma temo che l’amore per la musica in quanto tale sia stato il fattore meno importante.
La passione per gli apparecchi è nata effettivamente come da te descritto ed è da dove tutti abbiamo cominciato...poi ci siamo accorti che due più due in alta fedeltà non fa quattro e ci siamo appassionati proprio di quella discrepanza qualitativa che (quando presente) permette di trasmettere le emozioni in una riproduzione. E questo aspetto mette se vuoi in secondo piano il brano musicale che si sta ascoltando...in primo piano c'è proprio la presenza o meno di quella sensazione live che ti permette la piena fruizione di ciò che quel brano musicale può dare. Non è la passione per gli apparecchi e non è la passione per la musica...ma la passione per la sonorità.
Esattamente come nella vita ciò che cerchiamo nella persona che sta al nostro fianco non è la bellezza estetica e non è neppure la narrativa di cui è capace ma è quel qualcosa di vero che prescinde da entrambi ma che ci fa innamorare.
Se invece ci fossimo fermati alla "passione per gli apparecchi" (non accorgendoci della suddetta discrepanza) avremmo probabilmente in casa un bel mcintosh con gli occhioni blu ed un bel paio di sonus faber laccate...e tutto sarebbe finito li. Ed invece (credo per nessuno su questo forum) così non è. E' il tarlo per la verità (che nell'audio si chiama sonorità) che non riesci ad estirpare da noi stessi indipendentemente dall'età e dallo stato di salute del nostro sistema uditivo. O c'è o non c'è ma quando c'è è una passione che ti accompagna fino alla fine dei tuoi giorni.
Condivido per il resto con la tua analisi che ha portato alla morte di questo settore.
Massimo
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Re: Appassionati di sonorità
Rileggendo il tuo intervento con più calma trovo ci siano un altro paio di punti che vanno a mio avviso chiariti. In relazione alla frase sopra concordo pienamente dal momento che per "audiofilo" ormai si intende palesemente un appassionato di apparecchi e (al limite) di tecnica, mentre il V35 sostituirebbe il 99,9% degli apparecchi in commercio se dovesse capitare in casa non di un audiofilo ma di un appassionato di sonorità.cicciobomba ha scritto: gio 24 set 2026, 18:19 Anche se un V35 suona meglio di un pre e finale a valvole, non li rimpiazzerà mai sull’altare di un vero audiofilo.
A proposito di una misura in correlazione con l'ascolto purtroppo per quanto riguarda le elettroniche ancora non c'è e ti posso assicurare che questo è l'unico aspetto (relativo all'alta fedeltà) che ad oggi mi pesa particolarmente. Mi pesa in quanto non si ha modo altrimenti di evidenziare in modo oggettivo la valenza di un lavoro pluridecennale.Nel nostro microcosmo “grundighista”, la realtà è difficile da accettare: si parte da “non esiste una misura attendibile di fedeltà di riproduzione”, si passa per “l'interfacciamento con il telaio conta più dei componenti”, e si arriva a
““nessun costruttore ci ha capito una mazza, l’unico modo per ascoltare bene è usare pezzi di antiquariato brutti, economici e vecchi di 50 anni”.. mica uno scintillante McIntosh nuovo di pacca!
.. nessuna sorpresa che siamo una specie in via di estinzione.
Per quanto riguarda invece i diffusori acustici che sono (come vi ho sempre detto) meno sensibili al "Problema" telaistico, la risposta al gradino di tensione dice già molto dell'attitudine alla vera fedeltà di un diffusore acustico. A pag 27 di questo articolo se ne ha evidenza. Il primo diffusore della storia ad avere risposta all'impulso e al gradino di tensione corrette fu il QUAD ESL...e fra qualche giorno (il primo di Ottobre) posso pubblicarne l'articolo anche sul mio sito a beneficio di tutti.
Massimo
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Re: Appassionati di sonorità
Quando accendo l’impianto –- sempre più raramente perché a me richiede concentrazione, tempo e la vena giusta –- mi capita di selezionare i dischi in base all’incisione. Questo è l’unico legame che ancora ho con l’audiofilia: apprezzo le grandi incisioni. Per il resto mi ritengo “guarito”, come sai suono e riesco ad apprezzare un brano che mi piace anche ascoltandolo al computer o in cuffia. Ma le sensazioni che può dare una grande incisione “suonata” da un grande impianto sono imparagonabili (tra parentesi LT è da brividi come tridimensionalità).
Mi deve essere rimasta anche l’allergia snob ai compattoni, al telefono tout court o agli impianti HiEnd tutta fuffa che poi suonano piatti e aggressivi… in ogni caso ho imparato a non discutere MAI di audio con gli audiofili. Meglio sarebbe parlare di corda in casa dell’impiccato, a criticare qualche feticcio si rischiano le offese personali.
Mi deve essere rimasta anche l’allergia snob ai compattoni, al telefono tout court o agli impianti HiEnd tutta fuffa che poi suonano piatti e aggressivi… in ogni caso ho imparato a non discutere MAI di audio con gli audiofili. Meglio sarebbe parlare di corda in casa dell’impiccato, a criticare qualche feticcio si rischiano le offese personali.
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
Per quanto riguarda la misura, c’è un aspetto che non mi è chiaro: una cosa è misurare la fedeltà di un generico impianto, un’altra è misurare l’effetto del CCI. Tu puoi modificare i CD player CCI…possibile che registrando ai morsetti e/o in uscita dallo stesso ampli e/o con lo stesso microfono ambientale due varianti dello lo stesso segnale, modificato CCI e “liscio”, non emerga alcuna differenza?
Il primo passo sarebbe quello, e poi si potrebbe arrivare ad una misura di correlazione con l’ascolto.
Il primo passo sarebbe quello, e poi si potrebbe arrivare ad una misura di correlazione con l’ascolto.
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Re: Appassionati di sonorità
Il problema è che la strumentazione di misura effettua rilievi distorsivi in tempo reale mentre ciò che cambia in ciò che tu chiami effetto CCI è la restituzione dell'inviluppo armonico nel tempo...occorrerebbe cioè un sistema che fa un confronto A-B dell'inviluppo armonico di una singola nota almeno per la durata di un paio di secondi....e questo solo per cominciare dal momento che in quel tempo ci sono anche le riflessioni ambientali. La percezione dell'orecchio umano (ovvero le leggi della psicoacustica) sono qualcosa di ben diverso e più discriminante di qualunque sistema di misura. Ne parliamo a Maddaloni comunque.cicciobomba ha scritto: mar 29 set 2026, 13:21 Per quanto riguarda la misura, c’è un aspetto che non mi è chiaro: una cosa è misurare la fedeltà di un generico impianto, un’altra è misurare l’effetto del CCI. Tu puoi modificare i CD player CCI…possibile che registrando ai morsetti e/o in uscita dallo stesso ampli e/o con lo stesso microfono ambientale due varianti dello lo stesso segnale, modificato CCI e “liscio”, non emerga alcuna differenza?
Il primo passo sarebbe quello, e poi si potrebbe arrivare ad una misura di correlazione con l’ascolto.
La cosa che comunque lascia allibiti (almeno per quanto mi riguarda) è che nemmeno quando si dimostra un vantaggio strumentale (come è il caso della distorsione temporale nei diffusori) si polarizza l'attenzione. Ad oggi l'attenzione si polarizza stupendo l'occhio ed il portafogli con soluzioni che non hanno NULLA di tecnicamente valido ma sono appunto appariscenti e stupiscono per le loro stranezze. Ho visto su alcuni gruppi fb cose di fantasia che sono fatte senza alcuna logica tecnica ma anzi proprio agli antipodi della logica e si basano sul pensiero (o consapevolezza) che vi sia ormai un diffuso e "spesso" strato di ignoranza tecnica tra gli appassionati pronti ad accoglierli. Siamo nel mondo de "lo famo strano" di Verdoniana memoria a cui dell'effettivo modo di suonare di un sistema audio non interessa ormai più a nessuno...vige come assoluto imperativo categorico stupire con l'apparenza.
Massimo
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
Buongiorno Max,
ancora una volta trovo una contraddizione: siamo i primi a dire che in HiFi non ci sono misure oggettive di qualità di ascolto, le misure (e i tecnici) sono quasi scomparse(i) dalle riviste, sappiamo che le leve di vendita sono estetica, ricercatezza, materiali, lusso, mitizzazione... e che ti aspetti?
La fase acustica è stata una delle tante mode passeggere, ha avuto il suo periodo d'oro 50 anni fa e scommetto che ci sono centinaia di tecnici OGGI pronti a giurare che all'ascolto in fin dei conti non è così importante: "the ear is sovereign." Se le misure servissero "il signore delle trombe" magari non avrebbe nemmeno tutti i torti sempre.
Un frequentante occasionale di questo forum legge di portare gli apparecchi spenti nell'altra stanza, stare attento al verso dei fusibili o a quello della spina della 220... onestamente, ci prende per un manipolo di pazzi inclini al pensiero magico, il pensiero scientifico è incompatibile con queste affermazioni. Non puoi da una parte sostenere che le misure oggettive non ci sono, poi dire che no, per i diffusori è diverso, le misure ci sono e funzionano, la fase (ignorata da tutti) è la più importante e infine meravigliarti che non bastino le misure a provarlo.
ancora una volta trovo una contraddizione: siamo i primi a dire che in HiFi non ci sono misure oggettive di qualità di ascolto, le misure (e i tecnici) sono quasi scomparse(i) dalle riviste, sappiamo che le leve di vendita sono estetica, ricercatezza, materiali, lusso, mitizzazione... e che ti aspetti?
La fase acustica è stata una delle tante mode passeggere, ha avuto il suo periodo d'oro 50 anni fa e scommetto che ci sono centinaia di tecnici OGGI pronti a giurare che all'ascolto in fin dei conti non è così importante: "the ear is sovereign." Se le misure servissero "il signore delle trombe" magari non avrebbe nemmeno tutti i torti sempre.
Un frequentante occasionale di questo forum legge di portare gli apparecchi spenti nell'altra stanza, stare attento al verso dei fusibili o a quello della spina della 220... onestamente, ci prende per un manipolo di pazzi inclini al pensiero magico, il pensiero scientifico è incompatibile con queste affermazioni. Non puoi da una parte sostenere che le misure oggettive non ci sono, poi dire che no, per i diffusori è diverso, le misure ci sono e funzionano, la fase (ignorata da tutti) è la più importante e infine meravigliarti che non bastino le misure a provarlo.
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Re: Appassionati di sonorità
cicciobomba ha scritto: mer 30 set 2026, 7:37 Buongiorno Max,
ancora una volta trovo una contraddizione: siamo i primi a dire che in HiFi non ci sono misure oggettive di qualità di ascolto, le misure (e i tecnici) sono quasi scomparse(i) dalle riviste, sappiamo che le leve di vendita sono estetica, ricercatezza, materiali, lusso, mitizzazione... e che ti aspetti?
La fase acustica è stata una delle tante mode passeggere, ha avuto il suo periodo d'oro 50 anni fa e scommetto che ci sono centinaia di tecnici OGGI pronti a giurare che all'ascolto in fin dei conti non è così importante: "the ear is sovereign." Se le misure servissero "il signore delle trombe" magari non avrebbe nemmeno tutti i torti sempre.
Un frequentante occasionale di questo forum legge di portare gli apparecchi spenti nell'altra stanza, stare attento al verso dei fusibili o a quello della spina della 220... onestamente, ci prende per un manipolo di pazzi inclini al pensiero magico, il pensiero scientifico è incompatibile con queste affermazioni. Non puoi da una parte sostenere che le misure oggettive non ci sono, poi dire che no, per i diffusori è diverso, le misure ci sono e funzionano, la fase (ignorata da tutti) è la più importante e infine meravigliarti che non bastino le misure a provarlo.
La contraddizione o la NON contraddizione passano entrambe attraverso quell’aspetto predominante che è “la passione per la sonorità”.
Se ci dobbiamo solo approcciare con dati oggettivi (ovvero attualmente misurabili) senza fare alcuna discriminante tra gli stessi e ciò che percepiamo all'ascolto allora potresti cancellare l’80% di quanto scritto sul mio sito…si salverebbero giusto i diffusori in fase e avresti un approccio da tecnico scolastico ovvero da quello che personalmente considero lo stereotipo di tecnico col paraocchi.
Per comprendere la mia filosofia invece potrebbe essere sufficiente leggere la parte iniziale in grassetto dell’articolo che riportai tempo fa sul mio sito (scritto nel 1974) che riporta le parole di quel valente fisico e appassionato di sonorità che si chiamava Oskar Heil.
Lo trovi qui: https://hifiaudio.altervista.org/le-leg ... te-ideale/
Se quindi permettiamo all’orecchio di essere discriminante su QUALI siano le misure che comportano differenze percepibili all’ascolto e quali no ecco che il mio sito inizia ad avere un suo perché...
>Un frequentante occasionale di questo forum legge di portare gli apparecchi spenti nell'altra stanza, stare attento al verso dei fusibili o a quello della spina della 220... onestamente, ci prende per un manipolo di pazzi inclini al pensiero magico, il pensiero scientifico è incompatibile con queste affermazioni
Se l’appassionato è “scolastico” (ovvero si basa su quanto conosce) passerà oltre catalogandomi come pazzo, siamo d'accordo....se invece l’appassionato ama VERIFICARE I FATTI con le proprie orecchie ecco che può constatare che i consigli dati non sono campati per aria ma sono molto percepibili all’ascolto e quindi quando ne avrà verificati un certo numero inizierà ad avere una certa fiducia in chi glie li fornisce.
Sul fatto che il pensiero scientifico sia incompatibile con quanto sopra mi trovi totalmente in disaccordo. Ciascuno dei fatti da te elencati determina differenze (per quanto lievi) misurabili…poi da li a metterle in correlazione con l’ascolto c’è un passo che ancora non è stato compiuto.
Per quanto riguarda la “moda” della fase è stata in realtà una delle poche ad avere una base sia scientifica che sperimentale assolutamente concreta e provata.
Hansen e Madsen nel 1973 pubblicarono un articolo in AES in cui veniva documentata l’udibilità di una emissione temporalmente corretta. Poi il fatto che un progetto di diffusore temporalmente corretto comporti enormi difficoltà realizzative (tant’è che anche in quel periodo i diffusori corretti temporalmente si contano sulle dita di una mano e rimangono pure alcune dita libere…) è stata una motivazione sufficiente al far passare nel dimenticatoio un aspetto che è fondamentale (se a monte si ha un sistema trasparente).
Massimo
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
Buongiorno Max,
"tecnico coi paraocchi" mi piace
sintetizza bene l'approccio di chi studia (male) e trasforma la scienza in un dogma, travisandola.
La ricerca scientifica procede in maniera non lineare, spesso contraddicendosi: affermazioni date per acclarate oggi non è detto che lo rimangano a lungo. Da una compulsata veloce del web, ci sono vari articoli sul tema. Premesso che non è il mio campo, a quanto pare l'equivoco nasce dalla cosiddetta "legge acustica di Ohm", che vuole che l'udito umano sia... letteralmente, "phase deaf". Quindi chi dice che la fase non è rilevante può trovare pezze d'appoggio credibili. Non è un articolo di 50 anni fa che ha chiuso la questione e non c'è da meravigliarsi che gli esperti non concordino -- Gli esperti veri non concordano quasi mai su nulla.
Per il resto sono d'accordo su ogni parola di Heil nel capoverso in grassetto che hai linkato.
"tecnico coi paraocchi" mi piace
La ricerca scientifica procede in maniera non lineare, spesso contraddicendosi: affermazioni date per acclarate oggi non è detto che lo rimangano a lungo. Da una compulsata veloce del web, ci sono vari articoli sul tema. Premesso che non è il mio campo, a quanto pare l'equivoco nasce dalla cosiddetta "legge acustica di Ohm", che vuole che l'udito umano sia... letteralmente, "phase deaf". Quindi chi dice che la fase non è rilevante può trovare pezze d'appoggio credibili. Non è un articolo di 50 anni fa che ha chiuso la questione e non c'è da meravigliarsi che gli esperti non concordino -- Gli esperti veri non concordano quasi mai su nulla.
Per il resto sono d'accordo su ogni parola di Heil nel capoverso in grassetto che hai linkato.
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Re: Appassionati di sonorità
Secondo la mia filosofia ciò che è credibile o meno in campo audio lo giudica esclusivamente il mio orecchio. Punto.cicciobomba ha scritto: gio 1 ott 2026, 7:17 Premesso che non è il mio campo, a quanto pare l'equivoco nasce dalla cosiddetta "legge acustica di Ohm", che vuole che l'udito umano sia... letteralmente, "phase deaf". Quindi chi dice che la fase non è rilevante può trovare pezze d'appoggio credibili.
Non starei vendendo tutte le Grundig e non avrei letteralmente demolito due coppie di DSL vecchio tipo (che avevo nuove pronte per la vendita...) se il mio orecchio non mi avesse fatto sentire in modo inequivocabile una differenza in meglio. E quando il mio orecchio SENTE una differenza possono esserci anche mille persone a sostenere che tale differenza non esiste (e non è questo il caso) che per me il loro parere vale meno di nulla.
...e ti sei mai chiesto per quale ragione ?Gli esperti veri non concordano quasi mai su nulla.
Non sarà perchè ciascuno ha una conoscenza/consapevolezza dei problemi che è molto diversa (e più o meno limitata) rispetto ad altri ? Se i problemi sono fisici (e quindi oggettivi) non può esserci altra spiegazione. Spesso ci si sofferma su un aspetto...ingigantendo il pelo e non accorgendosi del palo.
La differenza la fa sempre l'ego dell'individuo che è troppo troppo condizionabile ed autoesaltabile...
In quarant'anni di lavoro posso dire che, a fasi alterne, sono rimasto arenato per svariati anni su posizioni che pensavo difficilmente superabili...se non avessi avuto quell'ego che mi dava false indicazioni sarei sicuramente arrivato prima a comprendere quanto conosco ora. Col tempo si imparano a conoscere anche i meccanismi dell'ego e la ricerca ne giova.
Il percorso di ricerca è un po' come scalare un monte in cui tutto ciò che è al di sopra dell'altezza raggiunta è avvolto dalla nebbia....più ti avvicini alla cima e più si amplia il panorama che riesci a vedere...ma è questo l'unico modo che hai per capire quanto può essere distante la cima.
Massimo
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Re: Appassionati di sonorità
...e secondo te perchè NESSUNO parla di LT al di fuori di questo forum (e/o dei colloqui diretti col sottoscritto) ? La ragione primaria l'hai centrata: si parlano lingue diverse.cicciobomba ha scritto: mar 29 set 2026, 12:48 in ogni caso ho imparato a non discutere MAI di audio con gli audiofili. Meglio sarebbe parlare di corda in casa dell’impiccato, a criticare qualche feticcio si rischiano le offese personali.
Massimo
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Re: Appassionati di sonorità
Secondo me succede perchè semplicemente a nessuno interessa più una cippa dell'audiofilia: come fenomeno di massa è morto e sepolto, gli appassionati "storici" sono vecchi bacucchi alle soglie della pensione e gli apparecchi attuali hanno prezzi a 5 zeri. E' tutto lì. Giovani non pervenuti. Immaginare un complotto è darsi troppa importanza .. IMHO.
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
LT non è in concorrenza con McIntosh, Audio Note, Sonus Faber o chi per loro, questi costruttori vendono arredamento di lusso, oramai da molti anni. E non ti/ci calcolano proprio, giacchè il loro cliente tipo si farebbe accoltellare piuttosto che mettersi in salotto un poco appariscente e misconosciuto LT o addirittura un pezzottatissimo Grundig.. ma stai scherzando?
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Re: Appassionati di sonorità
Pezzottatissimo...cicciobomba ha scritto: gio 1 ott 2026, 15:52 LT non è in concorrenza con McIntosh, Audio Note, Sonus Faber o chi per loro, questi costruttori vendono arredamento di lusso, oramai da molti anni. E non ti/ci calcolano proprio, giacchè il loro cliente tipo si farebbe accoltellare piuttosto che mettersi in salotto un poco appariscente e misconosciuto LT o addirittura un pezzottatissimo Grundig.. ma stai scherzando?
Concordo su questo ma io intendevo anche nei confronti di altri appassionati di sonorità che però non conoscono certe stranezze...si rischia il più delle volte di parlare lingue diverse con relativi dissapori a seguito.
E sufficiente leggere il "metodo di accoppiamento diffusori al suolo" per perdersi per strada il 99,9% degli appassionati.
Massimo
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cicciobomba
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Re: Appassionati di sonorità
...sì, per i pochi appassionati di sonorità in buona fede (in cui rientravamo noialtri prima di imbatterci in grundig) c'è speranza e basterebbe un po' di coraggio: le indicazioni ci sono sul sito e hai fatto del tuo meglio per spiegare cosa verificare con le proprie orecchie. A me all'epoca la prova è costata i 100 euro di un v7000 usato, poi ho venduto tutto il resto. Qualche anima salvabile magari c'è ancora, soprattutto se non è un "tecnico coi paraocchi" e se si fida del suo udito --- non è tutto necessariamente cupo come sembra.